STORIA

Torre Annunziata tra memoria e identità

LE ORIGINI
Quella che conosciamo oggi come Torre Annunziata, un tempo era chiamata “Oplontis” ed era un sobborgo di Pompei, tanto da essere definita da Plinio il Giovane “pagus suburbanus Pompei”.

Durante l’epoca romana, le sue ville sfarzose, come Villa Poppea, e gli stabilimenti termali erano luogo di frequentazione dei patrizi, diventandone residenza estiva. La sua posizione geografica vicina al mare e la presenza del porto, ha favorito la costruzione di una fitta rete di scambi commerciali tra le popolazioni locali e le altre del Mediterraneo. Le attività più redditizie erano la pesca, l’artigianato, la caccia e l’agricoltura.

L’eruzione del Vesuvio del 79 d.c. cancellò alcuni dei siti più fiorenti della Campania Felix, tra cui proprio Oplontis, che fu coperta da cenere e lapilli e rimase, così, abbandonata per molti secoli, anche a seguito delle invasioni barbariche, della caduta dell’Impero Romano e del periodo buio del Medio Evo. Ma fu proprio in questa fase che si crearono le basi per la nuova Torre Annunziata: la cenere, infatti, diede vita ad una fitta boscaglia chiamata Silva Mala, area a cui si aggiunse la cosiddetta Terra Vecchia e cioè uno strato di roccia tufacea formata dal deposito di materiale eruttivo. I due poli diedero vita all’attuale Torre Annunziata.

LA NASCITA
Il 19 settembre 1319 dalle ceneri di Oplontis nasce Torre Annunciatae. 

Un nome composto che ha origine, da una parte, dal dono di quattro moggia di terra fatto da Carlo d’Angiò ad alcuni cavalieri, per permettere loro di costruire una cappella in onore della Vergine Annunciata e un ospedale. Con il tempo Annunciata diventò Annunziata. Mentre Torre si riferisce probabilmente a una torre di difesa costruita intorno a questo primo nucleo abitativo a ridosso della cappella.

 Nel 1440, poi, Alfonso I D’Aragona fece costruire un’altra torre nei pressi della costa per difendere il punto di approdo della città, la torre fu poi trasformata in castello, che è ancora esistente, dalla famiglia D’Alagno. Nicola D’Alagno fece costruire la nuova chiesa di Maria Santissima dell’Annunziata, con annesso convento dei Celestini, ora basilica di Maria Santissima della Neve, patrona della città.

LO SVILUPPO
Una nuova eruzione del Vesuvio nel 1631, distrusse gran parte del territorio, ma questa volta la ricostruzione fu molto più celere e prodigiosa.

Nel corso del tempo, la città vide lo sviluppo del settore terziario con la nascita delle prime fabbriche alimentari. La crescita urbana ed economica fu segnata da due momenti importanti: la costruzione, nel 1758, de La Real Fabbrica d’Armi e il prolungamento della ferrovia fino a Torre Annunziata e il completamento del porto agevolarono l’importazione di grano e carbone e l’esportazione della pasta. 

Agli inizi del ‘900 la città divenne patria dell’Arte bianca, nota in tutto il mondo, arrivando a contare circa 150 pastifici, anche se dopo la Seconda Guerra Mondiale la produzione cominciò a diminuire. 

Successivamente, nella seconda metà del ‘900, gli scavi archeologici hanno portato alla luce  importanti testimonianze di epoca romana distrutte dalle eruzioni. Tra tutte, la Villa di Poppea che rappresenta un gioiello del nostro patrimonio archeologico. E ancora, la Villa di Lucio Crasso Tertius, luogo in cui si lavoravano prodotti agricoli e ci si occupava del commercio del vino: è stata così nominata per un sigillo in bronzo risalente al II° secolo d.C. Infine la Villa di Caio Siculi che presenta tra numerosi affreschi ritrovati, quello del mito di Narciso ed Eco con lo sfondo del monte Parnaso.

 

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